• Hotel Tetto delle Marche
  • Arredamenti Brunori
  • Anna & Roberto
  • Banca di Credito Coperativo
  • Ristorante da Antonia
  • La Taverna di Ro'
Sei qui: Home Ascoli Piceno *Ascoli Piceno Palazzo dei Capitani del Popolo
 137 visitatori online
Le province freccia indicativa

Stasera in TV Stasera in TV

Pubblica il materiale

Articoli | Annunci | Pubblicità

Arredamenti - Casalinghi

Banner
Banner
Banner

Edilizia - Impianti - Cave


Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

Agenzie Immobiliari

Banner
Banner
Banner

Canonical URL Module

Palazzo dei Capitani del Popolo

PDF Stampa E-mail
Provincia di Ascoli Piceno - *Ascoli Piceno

Al centro della città di Ascoli Piceno, affacciato sul salotto buono di Piazza del Popolo si eleva il Palazzo dei Capitani del Popolo.
Si distingue per la sua elegante torre merlata medioevale a fianco dello storico Caffè Meletti.

Fu costruito fra il XIII ed il XIV secolo con l’accorpamento di tre piccoli edifici, separati da due ruette. L’assemblaggio risultò dalla realizzazione di un’unica nuova facciata che avanzò di qualche metro verso la pavimentazione della piazza.
Come tutti i grandi complessi monumentali Palazzo dei Capitani fu continuamente sottoposto ad interventi e migliorie.

Si hanno notizie della costruzione alla fine del 1200, in alcuni documenti è definito come “Palactium Populi” considerato la sede dei deputati dei ceti artigiani. Quando Ascoli divenne un libero Comune la sua rappresentanza popolare divenne maggiore e il palazzo fu individuato col nome di “Palactium Communis et Populi” o “Communis Antianorum”. Successivamente fu sede dei potenti che ebbero la signoria sulla città, Vicari del Re di Napoli, da Carrara, degli Sforza e del Papa Re. Durante il ventennio mussoliniano fu sede del partito fascista e fu chiamato “Casa del Littorio”. Nel XIV secolo, si configurò nella sua forma attuale, per merito dei papi Giulio II e Leone X che elargirono 1100 ducati.

Cola dell’Amatrice realizzò il disegno della facciata, su via del Trivio, caratteristica per i portali in travertino e le finestre aggettanti, sul cornicione di una finestra ha apposto la data 1520.

Una nuova ricostruzione tra il 1518 e il 1520.

Stemma dei Guiderocchi, una delle nobili famiglie ascolane che assediarono il Palazzo dei Capitani nel 1535Nel Natale del 1535 alcuni rivoltosi appartenenti alle nobili famiglie ascolane, Guiderocchi, Malaspina e Parisani, si asserragliarono nel palazzo rendendolo scenario di tragici eventi.

L’allora commissario pontificio Giovan Battista Quieti fece appiccare il fuoco all’edificio, per porre fine alla rivolta. Il palazzo bruciò per due lunghe giornate. I danni furono incalcolabili e gli Anziani deliberarono i nuovi, necessari interventi di restauro.

Nel 1546, Lazzaro di Francesco, detto Ferrone, insieme con alcuni maestri lombardi terminò il portale principale. Questo fu realizzato in onore di Paolo III Farnese, che aveva riportato la pace ad Ascoli ed aveva restituito alla città alcuni castelli della Valle del Tronto. La statua del Papa è alloggiata in una nicchia sovrastante l'archivolto.

Nel 1549 Camillo Merli costruì all’interno il nuovo scalone ed il cortile centrale con loggiati sovrapposti e sostenuti da eleganti colonne in travertino.

Nel 1563 divenne la sede dei Governatori Pontifici e gli Anziani, dopo una secolare permanenza, furono costretti ad abbandonare il palazzo. Questi vi rimasero fino al 1860, quando, con l’annessione delle Marche al Regno d'Italia, il complesso monumentale divenne proprietà dello Stato.

Da allora il Palazzo conobbe solo passaggi di proprietà: dallo Stato passò alla Provincia e da questa nel 1902 al Comune.

Nel 1938 l'architetto Vincenzo Pilotti intervenne sulla "Sala dei Savi". Nel 1968 sono stati eseguiti nuovi lavori di riconsolidamento e, fra il 1980 e il 1987, è stato completato il progetto per il completo recupero dell’intero complesso.

All’interno del palazzo c’è la Sala della Ragione, sede del Consiglio dei Cento.

Nel suo controsoffitto furono messi dodici pannelli dipinti su legno nei secoli XVIII e XIX.

In una nicchia, nella parete nord della sala, c’è un affresco del XV secolo che alcuni attribuiscono a Pietro Alamanno. Nel cartiglio superiore si legge la data 24 febbraio 1484, data di esecuzione, e il nome di sei Anziani coevi. Nel cartiglio inferiore si legge: Odi la parte et l’occhio a la ragione deriza e se me voli in libertate manten te in caritate et unione.

Al terzo piano c’è la Sala degli Stemmi, che prende il nome dalla fascia affrescata che corre lungo le quattro pareti subito sotto il soffitto. Gli affreschi riproducono emblemi gentilizi, nomi ed anni di servizio di molti Governatori pontifici dell’800.

 

 

Il Capitano del Popolo fu una figura politica dell'amministrazione locale in uso in Italia nel medioevo, istituita essenzialmente per bilanciare il potere e l'autorità delle famiglie nobili.

Il "Popolo" era il nascente ceto medio dei populares escluso inizialmente dall'attività politica che era ad esclusivo appannaggio dei potentes, gli aristocratici di stampo feudale.

Con l'apogeo delle città si era venuto a creare ceti di "gente nova" (per citare la stessa espressione usata da Dante Alighieri), che erano composti dai signori del contado inurbati in città, arricchiti dalla richiesta di derrate alimentari causata dalla crescita demografica, dai banchieri, dai mercanti, dai professionisti di arti liberali (giuristi e medici), dagli artigiani e, nelle città di mare, dagli armatori che si erano arricchiti con i commerci con gli stati crociati.

A partire dall'inizio del XIII secolo i populares riuscirono a entrare gradualmente nella vita politica di molte città italiane, tramite l'istituzione di assemblee del "Popolo" che eleggevano un Capitano del Popolo che andava ad affiancare il podestà, espressione della classe aristocratica.

Il Capitano del Popolo, esercitava il suo controllo sul Podestà mentre rimanevano autonomi due consigli a cui partecipavano i rappresentanti delle Arti e dei Mestieri e i Gonfalonieri, capi di compagnie militari legate alle varie parrocchie. In pratica la figura del Capitano del Popolo doveva bilanciare politicamente la forza delle famiglie nobili rappresentando il ceto borghese dell'epoca.

A Bologna si ebbe un Comune del Popolo e un Capitano del Popolo già a partire dal 1228.

Nell'esperienza di Firenze, nel 1250, per liberarsi dal dominio di Federico II i fiorentini cercarono di darsi un proprio ordinamento politico istituendo un governo del Popolo Vecchio (o Primo Popolo) di cui il Capitano del Popolo era una delle massime magistrature assieme al consiglio degli Anziani e partecipava quindi alla vita politica della città.

Nella Compagna Comunis da cui doveva nascere la Repubblica di Genova, il ruolo del Capitano del Popolo - che avrebbe prodotto figure di rilievo storico come quella di Guglielmo Embriaco - ebbe ugualmente fondamentale importanza.

 

 

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Dicembre 2011 05:52
 
Marche - Saggezza Popolare
09) Se a diciotto lu judiziu non cell'hai, a venti sicuramente non l'avrai.
Se a diciotto anni giudizio non hai, a venti sicuramente non lo avrai.

Banche - Finanza

Banner

Centri Estetici


Banner
Banner
Banner
Banner

Lavanderie


Banner
Banner

Grafica e Comunicazione

Banner
Banner

Centri Vacanze

Banner

Ristoranti - Bar - Pizzerie


Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

Abbigliamento


Banner
Banner
Banner

Meccanica - Falegn. - Elettricità


Banner
Banner
Banner

Asili - Nidi d'infanzia


Banner
Banner

Foto - Ottica - Danza


Banner
Banner

Auto e Moto


Banner

Sport - Cultura - Tempo libero


Banner

Agriturismi - B. & B.


Banner
Banner